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cliccavvocati Tutte le risposte ed i pareri forniti sono redatti da un avvocato regolarmente iscritto all’ordine professionale e sono offerti nel rispetto delle tariffe ministeriali previste dal D.M. 18/04/04 n. 127.


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RECUPERO CREDITI

Se avete effettuato dei lavori o prestato la vostra opera professionale a favore di un soggetto (persona fisica o giuridica) che non vi ha regolarmente pagato, avete il diritto di agire anche giudizialmente per l'ottenimento di quanto dovutovi. Se poi siete già in possesso di un titolo esecutivo, potete rivolgervi al nostro studio legale per recuperare il credito, ancora più rapidamente.

Secondo l'articolo 2740 codice civile, infatti, il debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni assunte con tutti i suoi beni, presenti e futuri. Se il debitore non adempie, il creditore può quindi avvalersi del processo esecutivo per realizzare il suo credito, procedendo ad esecuzione forzata sui beni del suo debitore.

Se avete un credito ed il vostro debitore non vuole pagare spontaneamente, l’assistenza di un legale è quello che Vi serve


RECUPERO CREDITI

Cliccavvocati offre consulenza legale on line in materia di recupero crediti e in particolare tratta le seguenti questioni:

recupero crediti
  • atto di costituzione in mora del debitore
  • ricorso per decreto ingiuntivo
  • precetto (su assegno, su cambiale, su decreto ingiuntivo, su sentenza)
  • assistenza delle esecuzioni mobiliari ed immobiliari e/o presso terzi
  • pignoramenti
  • opposizioni
  • trascrizioni

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domande e risposte
Quali mezzi la legge mette a disposizione per recuperare un credito?
Per il recupero crediti la legge appronta diverse procedure, in alcuni casi anche cumulabili tra loro.

1) La prima di tali procedure, che normalmente precede ogni azione di tipo giudiziario, è la cosiddetta "costituzione in mora" del debitore, che si sostanzia in un invito al pagamento fatto dal creditore al debitore, dal quale la legge fa scaturire determinati effetti.

2) Nel caso in cui il credito sia incorporato in un titolo di credito (cambiale o assegno bancario), tali titoli, se scaduti, sono già esecutivi, ed è possibile procedere subito ad un'azione di recupero mediante precetto di pagamento.

3) Un'altra procedura assai utilizzata è quella del ricorso per decreto ingiuntivo. Si tratta di un ordine di pagamento (o consegna) dato al debitore dal giudice mediante decreto. Tale provvedimento può anche essere emesso (o divenire) esecutivo, garantendo al creditore di poter agire immediatamente e coattivamente per il recupero. Il decreto ingiuntivo può però essere richiesto solo ove sussistano determinate condizioni.

4) Resta infine, qualora non siano esperibili le procedure sopra indicate, il ricorso ad un procedimento ordinario (con all'esito una sentenza), volto ad accertare l'esistenza e la consistenza del credito e a condannare il debitore all'adempimento.
Oltre a tali mezzi, che intervengono successivamente alla costituzione del rapporto obbligatorio, esistono delle specifiche garanzie, che possono essere inserite all'atto della stipula di un contratto, con lo scopo di aumentare le probabilità che il credito venga onorato.


Cosa è la costituzione in mora?
La costituzione in mora del debitore consiste nella richiesta fatta al debitore dal creditore, e per iscritto (comunemente inoltrata a mezzo piego o lettera raccomandata con avviso di ricevimento, in modo da consentire di provare la data del ricevimento) di adempiere l'obbligazione.

L'art. 1219 c.c. prevede che non sia necessario ricorrere alla costituzione in mora se:

a) l'obbligazione deriva da fatto illecito;

b) il debitore dichiara per iscritto di non voler adempiere;

c) l'obbligazione è a termine e la prestazione (o il pagamento) deve essere eseguita al domicilio del creditore.

Dalla costituzione in mora del debitore, la legge fa scaturire taluni effetti a beneficio del creditore. Tali effetti sono:

a) l'inizio della decorrenza degli interessi moratori, nella misura dell'interesse legale, se non pattuiti diversamente;

b) l'interruzione del termine di prescrizione (art. 2943 c.c.);

c) l'obbligo in capo al debitore di risarcire l'eventuale danno;

d) la cosiddetta perpetuatio obligationis, ossia il passaggio del rischio che la prestazione divenga impossibile in capo al debitore.



Cosa si può fare per recuperare il credito contenuto in una cambiale?
La cambiale è considerata un titolo esecutivo dalla legge (R.D. n. 1669/33, art. 63). Nella pratica, questo comporta che, ove il credito non sia pagato alla scadenza della cambiale, è possibile procedere direttamente all'esecuzione forzata.
Il pagamento della cambiale dovrà essere chiesto formalmente a mezzo di un precetto (cioè un'intimazione ad adempiere) notificato al debitore. Se il pagamento della cambiale non interviene nei dieci giorni successivi alla notificazione del precetto, si potrà procedere al pignoramento e alla vendita forzata dei beni del debitore.
Una disciplina simile è stabilita per l'assegno bancario (vedi risposta successiva)



Cosa si può fare per recuperare un credito se il pagamento è avvenuto con assegno?
Anche l'assegno bancario, al pari della cambiale, è considerato dalla legge un titolo esecutivo (R.D. n. 1736/33, art. 55). Nella pratica, questo comporta che, ove il credito non sia pagato alla data indicata sull'assegno, è possibile procedere direttamente all'esecuzione forzata.
Il pagamento dell'assegno dovrà essere chiesto formalmente a mezzo di un precetto (cioè un'intimazione ad adempiere) notificato al debitore. Se il pagamento dell'assegno non interviene nei dieci giorni successivi alla notificazione del precetto, si potrà procedere al pignoramento e alla vendita forzata dei beni del debitore.



Cos'è un decreto ingiuntivo e quando si può chiedere?
Un decreto ingiuntivo è l'ordine dato dal giudice al debitore di adempiere l'obbligazione assunta (es. pagamento di una somma di denaro o consegna di una cosa mobile determinata) entro un determinato periodo di tempo (normalmente 40 giorni).
Trascorso tale termine, il decreto diventa esecutivo e si può procedere al pignoramento dei beni del debitore.

Il decreto ingiuntivo viene emesso su richiesta del creditore, ed ha il vantaggio di essere molto più celere e assai meno oneroso di un procedimento giudiziario ordinario. È disciplinato dagli articoli 633 e ss. del c.p.c. e richiede, per la sua emissione, la sussistenza delle seguenti specifiche condizioni:

a) il credito deve consistere nella consegna di una somma determinata di denaro o di una quantità determinata di cose fungibili, oppure nella consegna di una cosa mobile determinata;

b) è inoltre necessario che il credito sia provabile mediante prova scritta. Più precisamente, si intendono per prove scritte idonee alla richiesta di decreto ingiuntivo (art. 634 c.c.):

* le polizze e promesse unilaterali per scrittura privata;
* i telegrammi;
* gli estratti autentici delle scritture contabili;
* in alcuni casi, la giurisprudenza considera prova scritta anche le fatture commerciali.

Contro un decreto ingiuntivo è possibile fare opposizione nei termini previsti dallo stesso decreto (normalmente 40 giorni)



In caso di ritardo nell’adempimento di un contratto, si possono chiedere gli interessi al debitore?
Gli interessi sono dovuti di diritto, in ragione del tasso legale, dal momento della scadenza del credito e se il credito è liquido, cioè se è determinato nel suo ammontare (cosiddetti interessi corrispettivi).
In caso diverso gli interessi sono dovuti dal momento della costituzione in mora del debitore (art. 1224 c.c.).
Inoltre è sempre possibile stabilire convenzionalmente un tasso di interesse, che andrà a sostituirsi a quello legale, purché il saggio non sia considerato usurario (art. 1815 c.c.) e il relativo patto sia stipulato in forma scritta (art. 1284 c.c.).
Infine, in taluni casi, la giurisprudenza ammette il cumulo degli interessi legali con la rivalutazione monetaria. Ciò avviene per le cosiddette obbligazioni di valore, ad esempio per le ipotesi in cui il credito non sia costituito da una obbligazione pecuniaria, oppure per il risarcimento del danno derivato da inadempimento contrattuale.
Il D.L. 231 del 9.10.2002 "Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali" ha previsto inoltre che se il termine per il pagamento non è stabilito nel contratto, gli interessi decorrono, automaticamente, senza che sia necessaria la costituzione in mora, alla scadenza del seguente termine legale:

a) trenta giorni dalla data di ricevimento della fattura da parte del debitore o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente;

b) trenta giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla data di prestazione dei servizi, quando non è certa la data di ricevimento della fattura o della richiesta equivalente di pagamento;

c) trenta giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla prestazione dei servizi, quando la data in cui il debitore riceve la fattura o la richiesta equivalente di pagamento è anteriore a quella del ricevimento delle merci o della prestazione dei servizi;

d) trenta giorni dalla data dell'accettazione o della verifica eventualmente previste dalla legge o dal contratto ai fini dell'accertamento della conformità della merce o dei servizi alle previsioni contrattuali, qualora il debitore riceva la fattura o la richiesta equivalente di pagamento in epoca non successiva a tale data.



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