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cliccavvocati Tutte le risposte ed i pareri forniti sono redatti da un avvocato regolarmente iscritto all’ordine professionale e sono offerti nel rispetto delle tariffe ministeriali previste dal D.M. 18/04/04 n. 127.


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DIRITTO PENALE

Cliccavvocati è uno studio legale che offre consulenza legale on line in materia di diritto penale e in particolare di tutela penale della famiglia.

Numerosi sono, infatti, i delitti contro la famiglia e per i quali può rendersi indispensabile l’aiuto e l’intervento di un legale. Qui di seguito sono elencati i delitti contro la famiglia, ed in particolare:

Contro il matrimonio

* Bigamia: è il reato compiuto da chi, già legato da matrimonio avente effetti civili, ne contragga un secondo avente pure effetti civili.

* Induzione al matrimonio mediante inganno: è il reato compiuto da chi, nel contrarre matrimonio avente effetti civili, celi all’altro coniuge l’esistenza di un impedimento al matrimonio (rapporti di parentela, impedimento da delitto, lutto vedovile…) diverso da quello derivante dal vincolo di precedente matrimonio (nel qual caso si rientra nell’ipotesi del reato di bigamia).

Contro la morale familiare

* Incesto: è il reato commesso da chi intrattiene una relazione, di pubblico dominio, con un discendente, un ascendente od un affine in linea retta, ovvero con una sorella od un fratello. 
Contro lo stato di famiglia

* Supposizione/Soppressione di stato: è il reato commesso da chi fa figurare nei registri di stato civile una nascita inesistente o, occultando un neonato, ne sopprime lo stato civile.

* Alterazione di stato: è il reato commesso da chi sostituisce un neonato, così alterandone lo stato civile, ovvero raggiunga il medesimo scopo mediante false certificazioni, attestazioni o altre falsità al momento della formazione dell’atto di nascita.

Contro l’assistenza familiare

* Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina: è il reato di chi, avendo una posizione di autorità su di un altro soggetto, abusi dei mezzi di correzione o disciplina, cagionando nel sottoposto il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente.

* Maltrattamenti in famiglia: è il reato di chi maltratti una persona della famiglia od un minore di anni quattordici  o comunque una persona a lui affidata.

* Sottrazione consensuale di minorenni: è il reato di chi sottragga un minore di età compresa tra gli anni quattordici e diciotto, col consenso del minore stesso e contro la volontà del genitore esercente la potestà.

* Sottrazione di persone incapaci: è il reato di chi sottrae un minore di età inferiore ai quattordici anni.

* Violazione degli obblighi di assistenza familiare: è il reato di chi abbandoni il domicilio domestico o tenga una condotta contraria all’ordine od alla morale della famiglia e per effetto di tale comportamento venga meno agli obblighi di assistenza che gli competono in quanto coniuge e/o genitore. Nella fattispecie rientra anche l’ipotesi di chi dilapidi o malversi i beni del figlio minore o del coniuge, ovvero di colui che faccia mancare i mezzi di sussistenza ai figli, al coniuge od anche agli ascendenti.

* Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice: con riferimento al Diritto di Famiglia rileva la condotta di chi elude l’esecuzione di un provvedimento del Giudice civile riguardante l’affidamento del minore o di altro incapace.

Se credete di essere vittime di uno delitto contro la famiglia, non esitate a contattarci


DIRITTO PENALE

Cliccavvocati è uno studio legale che offre consulenza legale on line in materia di diritto penale e in particolare tratta le seguenti questioni:

recupero crediti
  • predisposizione denuncia - querela
  • difesa e costituzione di parte civile
  • difesa penale e assistenza processuale
  • remissione di querela
  • appelli e tribunale di sorveglianza
  • assistenza delle persone offese da reati di diffamazione, maltrattamento, abusi familiari, truffa, omicidio e lesioni

ALTRI SERVIZI:
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domande e risposte
Qual è la differenza tra denuncia e querela?
La denuncia, presentata dal Pubblico Ufficiale o dal privato, è uno dei mezzi attraverso il quale il Pubblico Ministero o la polizia giudiziaria prendono conoscenza di un fatto costituente reato (artt. 331 e ss. c.p.p.). Ai privati è anche concessa la facoltà di presentare denuncia oralmente (art. 333 c.p.p.). Nel caso di denuncia, il procedimento si avvia d'ufficio, cioè senza che sia necessario l'intervento della persona offesa dal reato.

Per poter invece procedere in ordine ad alcuni reati specifici, la legge richiede una ulteriore condizione (c.d. condizione di procedibilità) che consiste frequentemente nella cosiddetta querela (ad esempio per i reati di lesioni, percosse, ingiuria, diffamazione, etc.). Per querela si intende la manifestazione di volontà della persona offesa che si proceda in ordine ad uno specifico reato (artt. 336 e ss. c.p.p.). Anche la querela può essere presentata oralmente (e in questo caso si redige un verbale per iscritto ad opera dell'autorità che la riceve) e può essere altresì rimessa (cioè ritirata) o rinunciata (se non è stata ancora presentata). La legge prescrive inoltre che la querela debba essere presentata entro il termine perentorio di tre mesi.



Da quando comincia a decorrere il termine per presentare una querela?
L'art. 124 c.p. prescrive che la querela sia presentata nel termine perentorio di tre mesi dalla notizia del fatto costituente reato.

La giurisprudenza ha chiarito che tale termine comincia a decorrere dalla effettiva conoscenza del fatto che ha la persona offesa, anche in relazione alla sua qualifica di reato e alla individuazione dell'autore. Si può, ad esempio, sapere che è accaduto un determinato evento, ma non avere subito gli elementi per qualificarlo quale reato, oppure può esserci bisogno di tempo per esperire alcuni accertamenti al fine di conoscere chi è l'autore del fatto. In tali casi il termine comincerà a decorrere dal momento in cui il quadro oggettivo e soggettivo sarà completo, indipendentemente dal momento in cui è verificato il fatto.

Inoltre, l'onere di provare che la querela è stata proposta non tempestivamente grava su chi vuole far valere la decadenza, e l'eventuale incertezza deve essere interpretata a favore del querelante.


Si può essere risarciti per il danno derivante da un reato?
La persona offesa da un reato, può ottenere il dovuto risarcimento, in uno dei seguenti modi:

a) costituendosi parte civile nel procedimento penale. Con l'atto di costituzione di parte civile si determina l'inserzione di una richiesta risarcitoria di natura privatistica nel processo penale, andando ad aggiungere al processo una parte facoltativa (il processo penale, vede infatti come parti essenziali solo lo Stato, rappresentato dal Pubblico Ministero, e l'imputato). Con la costituzione di parte civile, il danneggiato dal reato, oltre a richiedere di essere risarcito per il danno subito, può anche partecipare al processo presentando testi, altri elementi di prova, memorie e consulenze;

b) instaurando un normale procedimento di cognizione per responsabilità da fatto illecito (contrattuale o extracontrattuale) innanzi al tribunale civile, il cui esito sarà peraltro indipendente dal procedimento penale, salvo che al momento dell'instaurarsi del processo civile, nel giudizio penale non sia già stata pronunciata sentenza di primo grado o vi sia già stata costituzione di parte civile (in tale ultimo caso, tacitamente revocata, art. 82 c.p.p.).

Con la previsione di questi due canali alternativi, il legislatore ha voluto far valere il principio dell'indipendenza del giudicato penale rispetto al giudicato civile o amministrativo (salvi i casi di pregiudizialità assoluta del giudizio civile su quello penale in ordine alle controversie su questioni attinenti la cittadinanza e lo stato di famiglia, art. 3 c.p.p.). Nel caso di giudizio civile, il risarcimento richiesto dovrà comprendere anche il danno morale (cioè il danno non patrimoniale), normalmente escluso nelle domande che non trovano origine in fatti costituenti reato.


Se ho subito un processo e viene pronunciata sentenza di assoluzione posso rivalermi sullo Stato o su chi mi ha denunciato?
Occorre distinguere le ipotesi in cui il reato sia:

a) procedibile di ufficio (ovvero quel reato alla cui perseguibilità lo Stato ha interesse). In tal caso, ove dovessi essere riconosciuto non colpevole e dichiarato assolto, anche con formula ampiamente liberatoria, non potrò in nessun modo rivalermi sullo stato per le spese sostenute. Potrò rivalermi e chiedere il risarcimento dei danni solo nel caso in cui abbia patito una ingiusta detenzione, sia in stato di custodia cautelare, sia nell'ipotesi di espiazione di una pena erroneamente applicata;

b) procedibile a querela.In tale ipotesi, invece, in caso di assoluzione, ho la possibilità di denunciare chi mi ha querelato per il reato di calunnia e di conseguenza costituirmi parte civile nell'instaurando procedimento penale, per richiedere il risarcimento dei danni e delle spese subite.


E' possibile sapere dell'esistenza di procedimenti penali a proprio carico?
E' possibile sapere dell'esistenza di procedimenti penali a proprio carico, salvo nel caso in cui si trovino in una fase di indagini in cui è necessario per il pubblico ministero mantenere il segreto istruttorio.
In tutti gli altri casi, posso presentare alla Procura della Repubblica un'istanza, ai sensi dell'art. 335 codice di procedura penale e chiedere di essere informato sulla eventuale esistenza di procedimenti a mio carico iscritti nell'apposito registro di notizie di reato.


L'allontanamento dal domicilio coniugale è considerato reato?
L'allontanamento dal domicilio coniugale è considerato reato solo quando sia ingiustificato.
Deve ritenersi giustificato l'allontanamento quando ci si trovi in presenza non di un qualsiasi contrasto ma di un comportamento dell'altro coniuge così ingiurioso o iniquo da rendere all'altro impossibile o gravemente penosa la convivenza o quando sussistano ragioni di carattere interpersonale che non consentono il mantenimento dei rapporti a livelli umanamente accettabili.



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